Care famiglie,
scrivo queste parole in una fase particolarmente complessa della nostra storia associativa, con il desiderio sincero che possano essere da stimolo per orientare i lavori del prossimo Consiglio Direttivo.
Negli anni siamo diventati un punto di riferimento riconosciuto e apprezzato dalle famiglie, dalla politica e dalla collettività. Il prestigio deriva dalla nostra storia, dall’esperienza acquisita, ma anche dalla capacità di unire le energie per dare forma ad un’idea di futuro ampiamente condivisa.
Ogni stallo, ogni contrapposizione, ogni personale divergenza di vedute sono stati superati con senso di responsabilità, rispetto reciproco e volontà di anteporre il bene collettivo alle posizioni di pochi.
Ci sono infatti questioni che vanno al di là del “qui ed ora”, perché definiscono l’identità stessa di Anffas. Si tratta di valori e principi irrinunciabili, che diventano nella prassi gesti quotidiani di cura e percorsi capaci di generare valore.
È imprescindibile mettere la persona al centro. Non partire dai limiti, dalle fragilità o dalle difficoltà, ma dal potenziale che ogni persona porta con sé. Significa riconoscere dignità, valore, desideri, paure, sogni e talenti.
Vorrei che la nostra associazione fosse un luogo in cui nessuno si senta definito dalla propria disabilità, ma accolto nella propria unicità. Un luogo in cui ciascuno possa sentirsi visto, importante, rispettato e parte viva di una comunità che accompagna e sostiene.
In questo, il pensiero va alle famiglie, che ogni giorno portano un amore fatto di cura, sacrifici, attenzioni. Famiglie che continuano a proteggere, sostenere e accompagnare anche quando il peso diventa grande, per gli anni che passano o magari perché le aspirazioni e i desideri dei figli non coincidono con quelli dei genitori.
A tutti voglio dire “non siete soli”. L’associazione è casa vostra, è lo spazio in cui potersi sentire accolti e compresi, dove ciascuno deve poter trovare una mano tesa e supporto concreto. Senza i vostri pensieri, turbamenti, passioni e gioie Anffas diventerebbe un erogatore di servizi.
Io vorrei invece che continuasse ad essere un faro per illuminare percorsi di vita che sono certamente tortuosi e impegnativi, ma che diventano più lievi, se affrontanti assieme, con gli aiuti necessari.
La soluzione non è rimanere chiusi, immobili e auto autoreferenziali dentro confini rassicuranti. È costruire assieme un mondo fatto di ponti, dove le persone con disabilità possano uscire, incontrare, sperimentare, raccontarsi, provare emozioni.
Certamente dobbiamo provvedere ai bisogni di sostegno più concreti, ma non possiamo trascurare il benessere emotivo e relazionale. Per stare bene davvero servono attività gratificanti e relazioni di valore con persone che ci facciano sentire benvoluti, cercati, ascoltati, accolti. Semplicemente essere sé stessi senza paura del giudizio, perché nessuna famiglia deve sentirsi invisibile o sola in mezzo agli altri.
Creare possibilità rimane la nostra missione più importante. Significa dire a ogni persona: tu puoi esserci, stare bene, puoi provare, puoi crescere, puoi partecipare, puoi lasciare un segno. Ogni occasione creata è fiducia che nasce, è futuro che diventa un po’ più vicino.
Perché ogni persona merita non solo protezione, ma anche sogni, libertà, relazioni e una vita piena.
Tutto questo richiede un’organizzazione solida, responsabile e capace di sostenere la complessità di una realtà importante. Ma anche l’organizzazione, quando è pensata con responsabilità, diventa una forma di sostegno. Perché dietro ogni servizio ben costruito c’è un progetto condiviso, in grado di portare benessere alle persone con disabilità, tranquillità alle famiglie e riconoscimento di valore per le figure educative.
Il personale rappresenta il cuore dell’associazione. Gli educatori non svolgono soltanto un lavoro. Costruiscono fiducia, accompagnano percorsi di crescita, ascoltano fatiche, sostengono autonomie e custodiscono relazioni delicate. A loro dobbiamo garantire rispetto, attenzione, formazione, riconoscimento e condizioni adeguate, perché la qualità della cura passa anche dalla qualità del lavoro di chi, ogni giorno, si prende cura.
Accanto a loro, il volontariato deve continuare ad avere un ruolo prezioso e insostituibile. I volontari portano tempo, energia, gratuità e calore umano. Sono il segno concreto di una comunità che sceglie di esserci, non per obbligo, ma per amore.
Infine, occorre coltivare relazioni istituzionali basate sul rispetto, sull’ascolto e sulla collaborazione leale. Dialogare con enti pubblici, amministrazioni, servizi sociali, scuole, realtà e soggetti del territorio significa portare la nostra esperienza, la nostra competenza e, soprattutto, la voce delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Saremo tanto più incisivi, quanto più riusciremo ad indirizzare le nostre energie e istanze con unitarietà e condivisione.
La forza dell’associazione nascerà proprio dal mantenere in equilibrio professionalità e volontariato, competenza e passione, organizzazione e umanità.
Solo così potremo essere forti nei servizi e, allo stesso tempo, fedeli alla nostra missione più profonda.
Maria Grazia Cioffi Bassi
Presidente Onoraria Anffas Trentino ETS
Trento, 27 maggio 2026